Rottura LCA: l’approccio fisioterapico come strumento di guarigione

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Rottura LCA: l’approccio fisioterapico come strumento di guarigione

La rottura dell’LCA, acronimo di legamento crociato anteriore, è un evento molto spiacevole e doloroso. Soprattutto, richiede tempi di guarigioni lunghi, intervallati da un’operazione chirurgica abbastanza invasiva.

Fondamentale, in questo contesto, è la fisioterapia specializzata, che può abbreviare il tempo di recupero e ripristinare la piena funzionalità del ginocchio. Ne parliamo qui.

Rottura del legamento crociato anteriore ( LCA ), un infortunio serio

La rottura dell’LCA è un infortunio tutto sommato famoso. E’ infatti associato al gioco del calcio, anzi è considerato come una sorta di spauracchio per i calciatori che ne possono essere vittima e per i tifosi che tengono per questo o per quel campione. Infatti, in media la rottura del legamento crociato anteriore tiene lontani dai campi di gioco per almeno sei mesi, sebbene siano attestati casi in cui il recupero è stato molto più rapido.

In genere, l’LCA si rompe a seguito a:

  • Trauma contusivo nella zona frontale del ginocchio.
  • Trauma distorsivo con malus del peso del corpo. In buona sostanza, il ginocchio ruota mentre il malcapitato cade su se stesso.
  • Carico eccessivo con il ginocchio in iperestensione. Il caso tipico è “l’atterraggio” scomposto a seguito di un salto.

Il legamento crociato anteriore unisce la parte finale del femore con la parte iniziale della tibia. Il suo scopo è impedire che la tibia scivoli sull’asse orizzontale e vada fuori posizione. E’ un legamento molto resistente, per questo motivo chi va incontro a una rottura dell’LCA se ne accorge subito: il rumore della rottura è molto forte, quasi penetrante.

I trattamenti fisioterapici post operazione

La terapia d’elezione per la rottura dell’LCA è l’operazione, che viene eseguita sempre in una prospettiva di recupero dell’attività sportiva. In tutti gli altri casi, l’operazione potrebbe non essere necessaria: senza LCA si può vivere, ma si deve rinunciare alla corsa e all’attività sportiva. 

Ad ogni modo, l’intervento punta alla ricostruzione dell’LCA, il quale in genere viene condotta a partire da un prelievo tissutale dallo stesso soggetto. Nella maggior parte dei casi, si opta per una porzione di tendine rotuleo, che viene trattato per fungere da legamento.

Ma l’operazione rappresenta solo l’inizio del percorso di guarigione. Dopo, e ancora per molti mesi, c’è la fisioterapia. Essa consiste in una prima fase finalizzata al recupero del pieno range di movimento, con esercizi attivi e passivi; e in una seconda fase in cui si rafforza la muscolatura, in modo da creare un sistema di supporto al nuovo legamento, tale da proteggerlo da dolorose e drammatiche recidive.

La tecarterapia come risorsa integrativa

Nel contesto fisioterapico sta assumendo una grande importanza la tecarterapia. Si tratta di un trattamento di ultima generazione che consente di accelerare il percorso di guarigione e, allo stesso tempo, renderlo più confortevole. Consiste nell’applicazione di un apparecchio elettromedicale che causa la formazione di calore nei tessuti profondi e solo in quelli. La stimolazione termica della parte interessata produce un effetto domino, quale la formazione di collagene, tale da porre in essere meccanismi di autoguarigione del corpo.

In parole povere, grazie alla tecarterapia si guarisce più velocemente. Ma non è finita qui: produce alcuni “gradevoli” effetti collaterali. Su tutti, l’azione analgesica. La tecarterapia riduce la sintomatologia dolorosa e le infiammazioni, due disturbi molto ricorrenti in chi si è sottoposto da poco all’intervento di ricostruzione dell’LCA.

Tra l’altro, la riduzione del dolore e delle infiammazioni consente di aumentare il carico fisioterapico e, di conseguenza, accelerare ulteriormente il percorso di guarigione. Dunque, il trinomio operazione – fisioterapia – tecarterapia è quanto c’è di meglio per chi deve guarire dalla rottura dell’LCA.

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